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June 02 ."C’è un momento nella vita, nel passaggio dalla adolescenza alla età adulta in particolare, in cui tu capisci che devi sgomitare e ritagliarti un posto nel mondo, che fino a quel momento sei esistito in potenza, ti sei nutrito, ti sei formato come un bruco nel suo bozzolo e poi all’improvviso ti ritrovi nudo e provi a sbattere le ali ma, sa che c’è?, non ci sono ancora quelle ali e tu, solo, con il ventre schiacciato a terra non sai dove andare, che strada prendere perché effettivamente non ci sono strade ma solo spazio, vasto spazio mentre il tuo bozzolo era tanto piccolo e aveva pareti, pareti calde. E allora provi a strisciare un po’ qua, un po’ là ma intorno c’è solo il vasto tutto e quindi nulla. Questo finchè non senti un prurito ai lati e poi vedi le puntine delle tue ali che vogliono uscire e allora capisci che devi brigare e faticare per poterle far uscire per poter raggiungere quello che nei tuoi sogni chiusi in bozzolo avevi immaginato per te. Sono passati tanti anni dalla mia adolescenza, dottore, e le ali non mi sono ancora spuntate. Perché? Me lo sono chiesto molte volte, probabilmente perché non le ho volute, non le ho volute abbastanza. E fino a poco tempo fa strisciavo ancora sul ventre finchè non ho realizzato di essere rimasto solo laggiù mentre tutti svolazzavano sopra la mia testa cercando di dominare le correnti. Ed è allora, proprio allora, che ho deciso che le ali me le avrei cavate a forza dal busto anche ad un costo molto doloroso[......]" May 09 Patente. Commozione.Lacrime.Festa nazionaleLACRIME di commozione, GRIDA di giubilo, GENTE CHE CORRE a spargere la notizia, VIGLI CHE FANNO ROTEARE I MANGANELLI come giocolieri in festa ....IL TEMPO E' GIUNTO... Al sicuro nel portafogli un pezzo di plastica non biodegradabile , imperitura iscrizione che dice che posso muovermi anche stando seduta, che faccio parte anche io di quella nuova umanità che si è evoluta. Giovanna Transformer...SONO PATENTATA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
April 20 SMISURATA PREGHIERA[...] recitando un rosario
di ambizioni meschine di millenarie paure di inesauribili astuzie Coltivando tranquilla l'orribile varietà delle proprie superbie la maggioranza sta come una malattia come una sfortuna come un'anestesia come un'abitudine per chi viaggia in direzione ostinata e contraria
col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morte una goccia di splendore, di umanità, di verità [...] ricorda Signore questi servi disobbedienti
alle leggi del branco non dimenticare il loro volto che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti come una svista come un'anomalia come una distrazione come un dovere F. De Andrè
March 01 ."Perchè i dubbi quando cresci non scompaiono nè si risolvono, ma semplicemente li metti da parte, non sono più importanti, non sono più necessari anzi sono distruttivi. Ecco sei diventato fragile, e inganni."February 12 OMAGGIO AI VECCHI TEMPIQUESTO VIDEO E' UNO SKETCH DI UN CARTONE FANTASTICO DI CUI FORSE AL MONDO ESISTONO TRE CASSETTE IN TUTTO ....E NOI NE AVEVAMO UNA!!!!!
ERA UNA VERSIONE IRONICO/DEMENZIALE DELLE VICENDE DI RE ARTU' E CO. TUTTA IN PERFETTO ACCENTO BOLOGNESE!!!!!!!!!!!!!!!!!!UN SOGNO!! December 12 assolutamente calzante O_oUN MATTO (DIETRO OGNI SCEMO DELLA CITTADELLA UNIVERSITARIA C'E' UN ESAME DI PRIVATO)
E sì, anche tu andresti a cercare le parole sicure per farti ascoltare: per stupire mezz'ora basta un libro di storia, io cercai di imparare PRIVATO a memoria, e dopo MANDATO, MATRIMONIO, MISFATTO, continuarono gli altri fino a leggermi MATTO. E senza sapere a chi dovessi la vita in un MANICOMIO io l'ho restituita: qui a Villa Fiorita dormo malvolentieri eppure c'è luce ormai nei miei pensieri ( giuridici), qui nella penombra ora invento parole ma rimpiango una luce, la luce del sole.
(Libero e Calzante adattamento del testo di Fabrizio de Andrè)
November 29 .November 18 Dall'archivio GiovannescoIl sole è alto nel cielo, lo sento bruciarmi la nuca come vi spegnesse sopra una cicca di sigaretta. E’ l’ora del nulla. Il caldo tiene le porte spalancate e sonno, indolenza, apatia spadroneggiano nella natura. Neppure la cicala frinisce più, se una foglia deve cadere aspetterà l’ora più tarda per non disturbare questa quiete sonnacchiosa, gli uccelli nascondono la testa tra le piume, i cani sono gettati in una qualche pozza di sole le quattro zampe su un solo lato, le donne non parlano più in crocchi ma tornano in silenzio alle case, i cafoni non cantano più ansimando con la voce roca ma trascinano la zappa per terra scavando solchi nel terreno e siedono su un lato del campo su una pietra per un attimo troppo stanchi per mangiare contemplano il loro lavoro: i tagli e i graffi nel terreno, le piantine infisse come aghi nel suolo, la terra smossa, l’odore pungente stranamente simile a quello del sangue, le buche profonde… Chissà poi che pensano quei cafoni? I boia della natura. Il boia uccidendo pensa che forse altri due o tre tagliagole e potrà permettersi di mangiare carne la domenica; gli zappatori strappano, lacerano, estirpano, bucano e piantano e poi pensano a quando da quei resti tartassati e scomposti sorgerà il loro pane.
La Terra poi, da bambino, vi farà ridere, me la sono sempre vista venire incontro ciabattando e zoppicando, un due un due, vecchia grassa signora, rossa rossa in viso, con un fazzoletto legato sulla testa e una gran veste rozza di lana pesante di cui tiene i lembi tra le mani grassocce e dentro il verde allegro dei fagiolini, dei pisellini da sbucciare e niente più; veniva avanti col volto lucido, l’aria stanca, il seno enorme, il ventre gonfio, col passo pesante… E comunque, dopo tanto che ci stai insieme, diventa una di famiglia, una vecchia moglie bisbetica, e ne sai le fisime, ne conosci i capricci, guardi dall’altra parte quando fa le sue sfuriate, eppure sai come prenderla con le buone, facendole un po’ di feste e lei ti da quello che vuoi: Tutte le donne vecchie e giovani, se le sai prendere e le lavori un po’, alla fine ti danno sempre quello che vuoi.
Ma vedi un po’ il caldo cosa mi porta alla mente, è un po’ come i fumi di quelle erbe straniere che si bruciano, o un sogno dopo un’abboffata… i pensieri vengono su e non puoi rigettarli indietro. C’è un cuscino d’ombra sotto quel faggio credo che mi stenderò, la zappa ai miei piedi, aspettando che il sole spenga anche l’ultima sigaretta.
Giovanna Stanzione
October 14 LIBRI!![]() aNobii.com è un gran sito per lettori incalliti dove puoi tenere una tua piccola biblioteca privata con i libri che ami, che vorresti leggere o che non hai mai potuto finire o intrattenere rapporti con chi possiede i tuoi stessi libri. Cliccate QUI per vedere la mia libreria
October 12 OMAGGIO A VITTORIO GASSMANIL GRANDE GASSMAN LEGGE...
VOI SAPETE CHI IO SIA?
(Dall'Armata Brancaleone)
September 28 CON LA BIRMANIASeptember 12 .L’uomo sarebbe Dio se non fosse uomo. Perché Dio è un uomo che ha limato la sua umanità e ha conservato solo il nocciolo duro dell’immortalità, un’impronta che se un Principio Primo, Uno, Eterno è esistito prima di tutto ed esiste in tutto ma non perché tutto esiste, un’impronta quel Principio ha lasciato là dove si annidava, nel petto.
L’uomo sarebbe Dio se non perdesse. L’uomo perde le sue ore, il Dio non ha ore da perdere ma tutto il suo tempo, qualcuno dice un punto, tutto è occupato a governare l’uomo che ha creato, a prendersi cura di lui. L’uomo perde giorni, anni interi. Si può dire che la perdita è il suo stile di vita.
L’uomo sarebbe Dio se fosse uno e integro. Ma neppure il suo corpo è un tutto! Non v’è niente di unico e unitario nell’uomo. Se i polmoni non avessero vita propria, se non potessimo perdere una mano o un rene, se non potessimo vivere senza vedere o sentire, non saremmo uomini. L’uomo nasce già diviso nel corpo e poi ad ogni dubbio, ogni progetto, ogni cambiamento nella sua esistenza si divide anche nell’anima, finchè quel povero corpo non ospita una folla di uomini dello stesso uomo che sono, che sono stati, che non sono mai stati riconosciuti, che si è cercato di assassinare, che sono stati uccisi ma mai estirpati. Che parlano con la bocca di uno ma vivono mille vite. Ditemi se un Dio abbia mai dovuto sottostare alla schiavitù di mille vite che non si possono asportare, che non cessano mai di essere.
L’uomo sarebbe Dio se non vivesse, o meglio se vivesse una non-vita, se non fosse figlio della Terra, se non fosse dopotutto un bastardo, un angelo per metà animale, anzi un animale con un gene angelico. L’uomo non sarebbe Dio se vivesse questa vita in eterno, perché questa vita è umana e non potrebbe essere altrimenti. L’uomo non sarebbe Dio se avesse la facoltà di non morire, calcando in eterno mari e monti con un piede che non si rinsecchisce al sole e che il gelo non bagna. L’uomo è Dio perché muore. Giovanna Stanzione |
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